Il ponte
di Giovanna Errore Lo giro e rigiro tra le mani, anche quando il suo peso (poco più di 170 grammi, dice la casa produttrice) è troppo da sopportare per i miei polsi. Anche quando gli occhi non vedono più. Anche quando la testa mi fa [ … ]
Una rubrica di saggistica creata e diretta da Silvia Rodinò che la racconta così: “se c’è una cosa che non ho mai capito, in tanti anni di relazione con l’amabile inutile delle Belle Lettere, è il correlativo oggettivo di Montale. «Evocare un’emozione attraverso i soli dati sensibili», leggevo sui manuali, senza riuscire a entrarci dentro; ma credo che il bello della poesia sia anche questo, non ha fretta di farsi scoprire.
Quando ho [ri]avuto tra le mani il passafilo rotto e scolorito appartenuto a mia nonna, quel concetto accademico mi è tornato a trovare: rigiravo tra le dita un oggetto comune, reale e concreto, ma per me [e noi] che le eravamo cresciuti attorno, incapaci di cogliere la semplice meccanica di quell’utensile del quotidiano scambiandola per magia, aveva il significato dell’assenza, della perdita, dell’impossibilità dell’avere indietro.
Studiando l’arnese agrodolce, mi è parso infine curioso e bello che gli oggetti abbiano diverse memorie. Per altre persone quel passafilo è solo un passafilo, ma per tanti occhi diversi dai miei, quale sarebbe allora l’oggetto della memoria?
Mi piacerebbe che queste incertezze si prendessero un ampio margine, per essere condivise e ampliate [se no che senso ha uno spazio culturale come una rivista, mi dico]. Ecco perché nasce Cose che tutti vedono: dalla mia stessa incertezza, innanzitutto, e dalla mia curiosità per gli oggetti, per il loro modo di divenire qualcosa in più di quello che tutti possono cogliere guardando. Nasce da un ricordo che credevo sepolto e offre spazio a chiunque voglia occuparlo per tradurre il mondo attraverso la propria voce senza nascondersi dietro la finzione; affrontare il reale selezionando un dettaglio di partenza.
Cosa succede qui, quindi: nulla e tutto, come sempre quando si scrive e si legge. Non serve per forza mostrare il fianco o tirare fuori ricordi dolorosi, ma spero che vi metterete scomodi a sedere per non adagiarvi mai su un unico punto di vista, sfidandovi a capire [o almeno provarci] quello degli altri”.
Ho visto per la prima volta Otto e mezzo tra i sedici e i diciassette anni: lo davano in tv in seconda serata, era dopo il cenone di Natale o di Capodanno, sicuramente una delle serate che intercorrono tra l’uno e l’altro. Non l’ho capito, [ … ]
In seconda media ho iniziato a disegnare sul diario di scuola. Mi piaceva copiare la qualunque: da Diddlina (un back to school con tanto di astucci e zaini brandizzati) ai Pokémon, passando per i lettering con ombre e sfumature di diverse tonalità. Al liceo questa [ … ]
Mi è scoppiata la moka, un’altra volta, non posso crederci. Ma dovevo aspettarmelo, non sono mai stato bravo a prendermi cura di me. La mia routine da un paio di mesi è sempre la stessa: sveglia, pipì, denti, dai i croccanti alla Tina, lava i [ … ]
Ultimo boccone, che il mio amoresiriano si premurava di lasciarmi alla fine del pasto – non importa che fosse dolce o salato, a patto che fosse l’ultimo – e nella prima lontananza mi scrisse: «Valeria, la nostalgia del tuo corpo ha la forma dello spicchio [ … ]
Nel tempio dei ricordi che ogni casa cela in sé mi chiedo quale sia il ruolo degli elementi al suo interno, decine di oggetti a formare il mosaico di un vissuto non sempre di immediata comprensione. Quadri, manufatti, fotografie si legano alle persone e allo [ … ]