Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Novembre ’24

Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Novembre ’24

“Ma scrivere per me è frustrante: nello scrivere ho di fronte l’impossibile. L’enigma della natura.” Clarice Lispector in Acqua Viva, si fa portavoce del mio malessere [non solo mio, è evidente, anche il suo e di quelli che provano a buttar giù parole che sono equazioni, quelle di chi, dietro una penna o la tastiera di un personal computer, tentoni, cerca di capirci qualcosa]. E allora per questo editoriale che non apre il mese ma sembra voglia chiudere un sipario, potrebbe apparire ai lettori un deliquio, un oscuro e affaticato delirio che prende forma e origine dai cumulonembi.

Un cumulonembo si genera in condizioni di forte instabilità atmosferica e potrebbe causare fenomeni precipitativi, in modo particolare rovesci e temporali. 

Nella tratta che ho percorso, in questo fine settimana, dall’aeroporto di Brindisi a Taranto, a bordo di una navetta che doveva aver avuto le sospensioni degli pneumatici più che usurate per quanto sobbalzava [e io – e gli altri passeggeri – con lei] sulla strada dissestata, mi sono sorpresa a fissarli. Guardavo quelle nubi candide dalle forme strane e senza accorgermene, ho pianto [gli eventi precipitativi, per l’appunto]. Sono un cumulonembo, ho pensato [non subito, non in questi termini. Ho dovuto appellarmi alla mia memoria, al ricordo della prof di geografia astronomica del liceo, prima di elaborare questo sofisma].

Precipitazioni umane causate da cumulolembi [non cumulonembi, ho pensato ancora]: rappezzi – anche colorati, quasi un Arlecchino – di accumuli di scadenze e ritardi; emozioni forti [forse l’amore?]; viaggi ripetuti e ripetitivi degli ultimi tre mesi. Il nuovo numero A4 cartaceo a tema Rischio [soddisfazione e patimento]. Milano – Parma – Taranto – di nuovo Parma – poi Bologna – Firenze e ancora Parma e ancora Taranto. Le tradizioni che non voglio rispettare. Nessun uomo mi accompagnerà all’altare; non darò al mio figlio maschio il nome del padre dell’uomo che mi ha inseminata. Ma a lui voglio tanto bene; mi fa ridere; mi rende gioiosa come non mi capitava da tempo. Esiste una festa dell’uomo? Bisogna ancora esaltare il patriarcato? La giornata contro la violenza sulle donne. Il calcio balilla e le mie estati da adolescente in cui disputavo tornei – e vincevo pure – al baretto sopra la spiaggia. Adesso non sono più brava; non sono più buona. Adesso piango, il corpo cede, collassano i miei dotti lacrimali. Sono felice, ma anche tanto stanca. Non riesco a star dietro a tutto. Troppo stress: mia madre che mi dice che ho bisogno di riposo. Che devo mollare qualcosa. Me, devo mollare me, mi ripeto. Le mie paturnie, le mie ansie e l’impossibilità di scrivere l’impossibile. 

L’avevo annunciato che sarebbe stata un’oscura fatica starmi dietro.

Più semplice e luminoso sarà invece leggere Alessia Soldati.

E allora: buone letture anche a voi! 

Francesca Gentile