Siderurgici valloni

Siderurgici valloni

Quando andai a farle visita, la scrittrice era un’anziana signora che conservava ancora qualcosa, come una fresca traccia, della sua giovinezza. Capelli corti, uno sguardo tristissimo.

Nella sua linda, piccola casa che si affacciava su una delle grandi piazze di L., la penombra era attutita solo da una fievole lampada che gettava la sua luce su una stanza ordinata: un caminetto spento dalla cornice piatta, una libreria e un tavolo. 

Ero lì per proporle un contratto per conto della Errantis Corporation, di cui ero produttrice da diversi anni.

Seduta intorno al tavolo ovale e nero al centro del suo salotto, prima di iniziare, le confessai di aver iniziato a giocare a La finestra e gli amanti in una notte dei miei diciassette anni, e di averlo amato, nel modo spassionato e fervido che solo i ragazzini possono riservare. Mi rendevo conto di risultare sentimentale, ma era la verità.

Mi disse: – Non si preoccupi – la sua voce era incrinata da un leggero tremore – Quel gioco è stato iniziato in così tante occasioni, che ci sono abituata. Allora, mi dica: cosa vuole la Errantis da me?

– Forse può sembrare banale – dissi, rendendomi davvero conto di una simile eventualità soltanto in quel momento – In poche parole, la Errantis vorrebbe che scrivesse un seguito de La finestra e gli amanti.

La scrittrice mi guardò con stupore, uno stupore che sembrò ancora più grande sulla triste calma del suo viso.

– Perché?

– Lei lo sa – dissi – La finestra e gli amanti è stato uno dei nostri più grandi successi, forse il più grande di tutti. Ed è tuttora molto amato. Molti dei nostri manager sono maestri infallibili del gioco. Ho conosciuto personalmente giocatori che hanno trascorso anni e anni nel labirinto incantato de La finestra e gli amanti. Del resto, è ancora uno dei giochi più venduti, dopo tutto questo tempo.

Tirai fuori un foglio dalla valigetta che avevo con me. Le indicai una precisa riga, quella che riportava il numero di unità vendute solo nell’anno precedente. 

– E quindi? – disse lei guardandomi con due occhi scintillanti di offesa.

– Come le ho detto – mi schiarii la voce – Le persone continuano a giocarci. E molte di loro, secondo i dati, avrebbero giocato volentieri a un seguito de La finestra e gli amanti. Le persone hanno nostalgia…

– Il nostalgico è incontentabile – mi interruppe – quello che cerca è irraggiungibile. Il disappunto che lentamente prendeva forma nella sua voce sembrava senza rimedio.

– Ma adesso non è più così – le risposi prontamente – Ormai i nuovi giochi possono bypassare quel sentimento… Colmarlo in un modo accettabile, si può dire. Non speriamo certo di replicare il successo del primo La finestra e gli amanti, non siamo ingenui a tal punto! –  Provai a ridere. – Questo non toglie il fatto, però…»

– Quello che vogliono le persone – m’interruppe di nuovo – non è un nuovo La finestra e gli amanti, ma una cosa totalmente impossibile: tornare quello che erano, quello che sono state, mentre ci giocavano. La delusione è tutto ciò che le aspetta.

Mi guardò duramente, come se io avessi dovuto sapere certe cose. Per qualche istante non ebbi il coraggio di replicare. Quando i suoi occhi tornarono lo stagno di rassegnazione che erano stati all’inizio del nostro incontro, dissi: – Supervisioniamo attentamente il lavoro degli sviluppatori e dei designer. Faremo in modo che seguano alla lettera le sue indicazioni. Tutte le sue istruzioni. Non abbiamo minimamente intenzione di generare alcuna emozione negativa nelle persone. 

«Lo farete», disse lei. «Non solo deluderete la loro nostalgia, ma capiranno che non desiderano affatto essere le persone che erano. Un sentimento ancora più deprimente.»

La scrittrice aveva una bocca bellissima che celava denti storti e conturbanti. 

– Ho collaborato per molti anni con la Errantis. Le cose che ho scritto non hanno più importanza per me. Sono come quei vecchi amici che col passare degli anni si trasformano in degli estranei. Nel peggiore dei casi, sono finite nello sgabuzzino di qualche sviluppatore fanatico, che ne è diventato l’unico fruitore. Eppure la scrittura è l’unica cosa che mi ha interessato veramente.

Fece una lunga pausa. 

– Non sarei stata in grado di narrare la grande epopea dell’ascesa e del declino della mia famiglia di siderurgici valloni – disse – quello che posso raccontare è qualcosa di molto più piccolo, insignificante – a queste parole si chinò leggermente sul tavolo, come se quel qualcosa fosse lì, minuscolo e trasparente.

Tacque e io insieme a lei. 

Poi: – Cosa le è piaciuto de La finestra e gli amanti? –  mi chiese in modo del tutto inaspettato.

La sua curiosità era sincera. Non mi ci volle molto tempo per pensarci. Le dissi che era stato come imparare una cosa che sapevo già, ma che non sapevo di sapere. Che quella storia, che era semplicemente l’inizio, lo svolgimento e la fine di una storia d’amore, era stata come la risposta a qualcosa che avevo sempre voluto chiedere. Dissi che alcuni sogni erano venuti a visitarmi per molti mesi dopo aver finito il gioco, sogni in cui un ragazzo e una ragazza nel chiuso di una stanza di mattoni, l’una col viso posato a quello dell’altro, si sussurravano parole vertiginose, irrecuperabili al risveglio. A volte, in questi sogni, i due ragazzi stavano a letto, a fianco una candela, e leggevano da un libro quelle che sembravano le istruzioni per raggiungere un posto lontano.

– Vuole vedere una cosa? – mi chiese con il suo sguardo tristissimo. 

Senza aspettare la mia risposta, si alzò e si avviò lentamente fuori dalla stanza. La seguii fino a un disimpegno, su cui si affacciava una stanzina buia senza porta. 

– Venga, prego. – fece un gesto delicato con la mano per invitarmi a entrare. 

– Facciamo una partita. – Entrò nell’oscurità, ne venne inghiottita immediatamente, e io la seguii. Toccò l’interruttore e la stanza si aprì davanti ai nostri occhi, secondo una sequenza luminosa. Sentii un formicolio nella parte posteriore della testa, segno che il mio sensore di realtà aumentata si era attivato. Una specie di musica celestiale, impossibile da replicare una volta fuori dal gioco, si diffondeva da un vecchio giradischi. 

Eravamo in un punto di La finestra e gli amanti che ricordavo bene per l’enorme quantità di tempo che mi ci era voluta per superarlo. Ero rimasta ferma lì per giorni, senza trovare niente che potesse far andare avanti il gioco. La storia dei due amanti volgeva al termine il loro amore si dissipava come una rosa che sfiorisce. Ero entrata nel gioco a volte come il ragazzo e a volte come la ragazza, a volte avevo portato una persona con me, ma non ero riuscita a pronunciare la frase, compiere il gesto, toccare l’oggetto che facesse proseguire la storia. Poi, un giorno, mentre gironzolavo svogliatamente nella stanza, avevo fatto una cosa stupida: mi ero fermata al giradischi e avevo fatto suonare la musica che volevo ascoltare da giorni. Subito dopo un’atmosfera triste e rarefatta era calata come una nebbia azzurra nella stanza e il mio amante era venuto vicino a me e mi aveva stretto in un abbraccio. Avevo provato una tristezza incredibile, una tristezza che si diceva essere tanto più profonda quanto più profondamente si entrava nel gioco.

La scrittrice non andò a mettere una musica al giradischi, mi portò a guardare dentro il grande specchio che si trovava di fronte alla finestra. Eravamo i due tristi amanti dagli occhi spenti. Non riuscì a capire chi dei due fosse chi, fino a quando lei non mi prese il viso tra le mani, e avvicinò la sua fronte alla mia. Fuori dalla finestra, la luce del severo autunno di L. trapassava nella notte.

≈≈≈

– Vede? –  Le onde tremolanti della sua voce mi arrivarono come le carezze di una creatura elettrica, facendomi provare una gioia assoluta.

– A questo punto, bisogna fare così. E non come fanno tutti i suoi amici manager.

Nella luce iridescente che cadeva dal soffitto, vidi che sorrideva. 

≈≈≈

La scrittrice non mi invitò a rimanere per cena, mi congedò con cortesia e mi ritrovai per strada, in una contrada interna dove tutto era silenzio e quiete. Dopo aver camminato per un po’ entrai in un bowling, dove mi fermai a mangiare. Una volta seduta al bancone e ordinato un panino, una cascata di notifiche raggiunse il mio cellulare. Aprii un messaggio qualsiasi. Veniva dall’ufficio. Diceva che erano ore che provavano a contattarmi e volevano sapere come fosse andata con la signora G. Risposi brevemente che non aveva accettato e non c’era niente che potesse convincerla.

Guardai gli avventori passare la loro lenta, piacevole serata. Mi sembrò bellissima nella sua insignificanza, e l’atmosfera era così calma che fui felice di trovarmi lì.

Maria R. Tedesco

Editing di Alessandra Sola

Illustrazione di Shizuko Illustrazioni (IG)