Alla mia compagna di stanza

Alla mia compagna di stanza

Da qualche parte, nel tempo e nello spazio 

Cara Caterina,

che emozione leggere e poi rileggere daccapo l’appassionata e commossa lettera che tu mi hai gentilmente dedicato e che io ho ritrovato a sorpresa martedì nella mia cassetta rossa della posta da zitella – se vuoi, puoi figurarti una attempata signora in ciabatte e vestaglia di pizzo, che scende ad aprire il portone di casa con ancora le mollette, la fascia e i bigodini in testa – e proprio in uno di quei giorni in cui si ha più bisogno di una buona ragione per non dare a tutti degli stupidi e tornarsene indietro, uno dei giorni in cui si considera il mondo poco oltre un’orchestra di stolidi strumenti solisti che non si prendono la briga di ascoltarsi a vicenda, uno di quei giorni in cui ci si sente noi stessi un miscuglio di eventi troppo ingombranti e in vista per riuscire a stare accanto nella stessa stanza… Ma, soprattutto, come è rassicurante e significativo per me sapere che stai bene, che sei un vulcano di idee e di energie e che hai vicino a te una figlia meravigliosa come immagino la tua Brod.

Sono veramente felice.

Quanti è però passato, dolce Nina, dal nostro incontro!

Tuttavia, devo ammettere che, nonostante io non abbia perfettamente chiaro come tu abbia fatto a trovarmi, non appena ho visto la busta, ho capito immediatamente che non potevi essere che tu. Per me non è stata tanto una sorpresa, quanto una conferma, o, addirittura, la realizzazione di una vecchia promessa. Del resto, anche io non ho mai smesso di pensarti (ma, in questo caso, credi sia possibile dimenticare? Sì, Nina, sono io, sono quella donna che cercavi). E, allora, dato che me lo chiedi e mi scrivi che ci tieni, mi permetto di rubarti qualche minuto per raccontare di quello che ho combinato in questi anni.

Le nostre storie sono curiosamente simili nella loro diversità! 

Subito dopo la maturità classica, mi sono infatti iscritta alla Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università di Siena (è incredibile o no Piazza del Mercato a mezzogiorno, o la sera, quando le luci tutto intorno si accendono e paiono tirare un sospiro di sollievo: “siamo ancora insieme e vivi”), facoltà presso la quale mi sono laureata dopo nemmeno sei anni con il massimo dei voti, la lode e una menzione speciale per il mio lavoro sul Plinio 23. 

Forse, hai sentito parlare delle mie ricerche: adesso che sono una donna matura e nessuno tenta più di sfruttare a suo comodo il mio talento – ai miei tempi, non ero solo brillante e creativa, ma pure misteriosamente affascinante, e qualcuno ha cercato di approfittarsi della mia vulnerabilità –, mi sono permessa persino di vantarmene un po’ (ora che non mi sento più tanto in colpa, tanto fuori luogo, tanto temporanea: e tu? Anche a te un ospedale di notte sembra un presepe? Hai mai trovato il coraggio di confessarlo a qualcuno?). 

Sia come sia, una volta laureata, ho scelto di specializzarmi in Psichiatria e, finora, ho svolto, con passione e, credo, responsabilità, la professione di psicoterapeuta. Onestamente, non provo una gratificazione maggiore per una nuova pubblicazione accademica rispetto a quella per un paziente che mi dice: “sto iniziando”, “ho pensato che tu mi dici che”, o: “mi sento meno sola”, per cui mi ritengo complessivamente soddisfatta. 

Anche se non è stato tanto un nuovo inizio, quanto piuttosto un bellissimo, ma pure complesso risultato, ci tengo a precisare, ecco, che quella del mio lavoro non è stata affatto una direzione dolorosa presa dalla mia vita. 

È stato anzi un passo avanti accettare una parte così fondamentale e profonda di me stessa.

A volte ho però, insomma, la sensazione che, sempre per me, per noi, nulla sia mai solo presente.

È qualcosa che ho messo a fuoco da adulta.

In estate, viaggio comunque molto per l’Italia, ma ritorno ad Assisi.

So sciare e odio struccarmi, le bugie e le feste di capodanno.

Scrivo passionali poesie d’amore, ma poi le butto subito via, perché sono una persona molto riservata per quanto concerne i sentimenti.

Nel mio studio, non rimango mai sfornita di profumatori per l’ambiente, porto le mie cuffie per ascoltare la musica classica nelle pause e non ho neanche mai sul serio abbandonato il disegno (in alto a destra, in cima alla mia libreria, possiedo ancora quel famoso libro di esercizi che tuo padre ci aveva comprato quella mattina a Firenze, al piano zero dell’“ospedale cattivissimo”, prima della spremuta: se ci incontriamo davvero dal vivo, lo porterò senz’altro; le pareti del mio studio, naturalmente, non sono verdi).

Non ho cicatrici.

E tu?

Per quanto riguarda i “ragazzi”, come li chiami, uhm, a essere oneste un po’ anacronisticamente :)… 

Già, per quanto riguarda gli uomini devo dire che non ho avuto invece la tua stessa ammirevole pertinacia! Scherzi a parte, ho vissuto anche io una storia, durata quasi diciassette anni, e qualche piccolo “flirt” – siamo donne indipendenti, dunque perché soffriamo tanto? –, ma ti confesso che ciò che ho sempre aspettato di più è rimasto tornare a casa la sera sapendo di avercela fatta a essere un giorno in più me stessa.

Quindi, va bene così. 

Per fugare ogni dubbio: io non sono una di quelle che dicono che quando uno dei due tradisce è colpa di entrambi o che l’importante è che non sia importante o roba simile. 

Perché, per me, qualsiasi cosa è sia importante che non importante, meravigliosa e terribile, difficile. 

Probabilmente, è il mio problema con la vita e il retaggio di aver conosciuto… Tu sai

E quindi va bene così, nessun rancore, ma una spolveratina di tristezza. 

Vediamo ad ogni modo che ci riserva il futuro. Io spero fermamente nel Futuro – ti ricordi la prima volta in cui hai realizzato di averne uno davanti anche tu? Per me è stato quando i capelli mi hanno toccato di nuovo le spalle: tutt’oggi, quando me li tagliano, chiudo gli occhi e per anni ho dovuto fare la doccia con la luce spenta (io e Paolo non abbiamo avuto figli perché io non sono mai riuscita a volerli, ad accettare l’idea di consegnare qualcuno a un inevitabile dolore e soprattutto al mio, ma lui li voleva più di quanto avessi capito).

Mi sono dimenticata di dirti che odio pure i rimpianti e qualsiasi forma di autocommiserazione.

In ogni caso, Caterina, vado spesso in chiesa e sono una catechista nella parrocchia san Pio della mia città. 

Prego molto. Principalmente, per ringraziare, a volte per litigare, rarissimamente per chiedere, non ne sono mai stata capace, o almeno non dopo quella notte (la notte prima dei risultati, quella in cui non sapevo nemmeno per cosa stavo pregando, cara Nina, io non avevo capito, non sono mai stata eccezionale come te).

Il mio colore preferito è, contro ogni pronostico, l’arancione, il mio piatto preferito le crepes – non le so cucinare, ma c’è un posticino vicino a casa dove le fanno ottime –  e la mia canzone è La sera dei miracoli, perché mi è partita casualmente nelle cuffie quando ho incontrato Paolo per la prima volta.

Dopotutto, ho imparato a suonare il pianoforte – te?

Uhm, adoro pure i libri di Kazuo Ishiguro. Scommetto che li hai letti tutti, eri una lettrice migliore di me già a nove anni, ma se non fosse così potrei prestarteli. 

Mi farebbe piacere.

Mi ispirano i gatti, ma sono leggermente allergica e allora ho due cani, le mie sorelle, Tea e Rebecca.

Il mio cantante del momento è Lucio Corsi.

Il giovedì sera, mangio il gelato – mia madre ci ha lasciati tre anni fa: ha continuato fino all’ultimo a lavorare nella stessa impresa di pulizie e non ha mai smesso di mettersi il suo amatissimo rossetto rosso, neppure col raffreddore; mio padre non è tornato e io non ho scoperto se è da lui che ho preso questi sconvolgenti occhietti verdi, perché con mamma non ce l’abbiamo fatta a parlarne. 

Vado a correre al mattino presto perché non posso sopportare il pensiero di rovinare le mie incredibili, lunghe e naturalmente lucenti gambe da modella! 

E, infine, rispondendo alla tua delicatissima e sommamente importante domanda… Sì, credo che ciò che abbiamo passato, quello che, così inesperte e fragili, abbiamo incontrato sul nostro verdissimo cammino, abbia influenzato la mia vita, che in certo senso, anzi, l’abbia anche limitata – l’amore è una scelta -, ma in nessun modo, al di là di tutto, l’abbia cambiata.

Perché quello che ci è successo, amica mia, non è quello che abbiamo scelto – noi non scegliamo chi siamo. 

Noi possiamo scegliere solamente chi vogliamo diventare.

Io non potrei mai scegliere di non averti incontrata.

E, anche se la musica di questo folle universo a volte è troppo forte per le mie piccole orecchie di bambina (siccome sotto le coperte nessuno ti vede crescere, noi due siamo cresciute dentro di noi: una parte è rimasta lì), io non ho mai nemmeno lontanamente pensato di voler smettere di ascoltarla.

Abbiamo vissuto la malattia, la paura e la paura più terribile: la paura di aver meno paura degli altri, la paura di non desiderare abbastanza di guarire, la paura che andare avanti dovesse poi essere dimenticare e dunque l’ansia di deludere. 

Con il foglio di dimissione in mano, abbiamo realizzato che morire non era vivere e che noi allora vivevamo. 

Da grandi, non abbiamo dimenticato e, tuttavia, abbiamo intensamente amato: è forse la cosa che, con tutti i nostri errori, abbiamo fatto meglio.

Oltre, Nina, non sono in grado di scriverti.

Tu ci riesci?

Sperando di abbracciarti di persona, ti stringo intanto virtualmente forte.

La tua “compagna di stanza”, la bambina nera, la Luna,

Joyce


Caterina Picchi@caterina_picchi

Mi chiamo Caterina, ho ventiquattro anni e vivo a Grosseto. Studio Psicologia (per conoscere gente interessante e provare ad aiutarci a vicenda), suono il pianoforte (i miei fratelli sono d’accordo sul fatto che avere un pianista in casa non è così romantico) e ho scritto un libro che si chiama Al chiaro di luna – titolo non originale, lo so, ma ci tengo.

Alessandra Lodrini@alessandralodrini

Alessandra Lodrini, illustratrice di origini bresciane, lavora con forbici, colla, carte e matite colorate. L’aspetto poetico e onirico dell’immaginario di Alessandra viene ispirato dalla bellezza delle carte che lei stessa colleziona. Ha pubblicato due albi e questo autunno uscirà il terzo.