The biology of love 

The biology of love 

– Quindi non mi ami più – conclude Asia all’altro capo del telefono.

Guardo fuori dalla finestra del salotto di casa dei miei proprio quando una macchia di volatili copre il cielo sopra Milano Lambrate. – Con quanto mi sono laureato? – chiedo invece.

– Centodieci e lode.

Appunto.

– E questo cosa vorrebbe dire?

– Ascoltami – dico, iniziando a camminare avanti e indietro, – Sai cos’è PubMed?

– No…

Appunto. Apri il tuo portatile e cerca su Google –. La sento rumoreggiare in sottofondo. – Ci sei?

– Sì, ho aperto la pagina e al centro c’è una casella per la ricerca.

– Digita il mio nome e premi invio –. Sento battere sulla tastiera.

– Fatto! – E poi aggiunge: – C’è un solo risultato però…

Rido nervosamente.

– Perché ridi in questo modo?

– A questo stadio della mia carriera è quasi un miracolo che ci sia anche solo un risultato su PubMed con dentro il mio nome –. Sembro esaltato e isterico allo stesso tempo.

– Che cosa mi hai fatto cercare?

– Benvenuta su uno dei più famosi database di pubblicazioni scientifiche, Asia. Mi sono laureato l’altro ieri e ho già pubblicato un paper.

– Un paper?

– Un articolo scientifico.

– E questo cosa c’entra con noi?

Tiro un respiro profondo, mi sto agitando, la mano con la quale impugno il cellulare trema. 

– Sei ancora lì?

– Prova a ragionare – dico con tono secco, – Ho 24 anni, due lauree con lode, il progetto di ricerca che ho condotto per la mia tesi magistrale, nel giro di un solo anno, è diventato una pubblicazione scientifica. Sono il primo della mia classe, rientro nel top 2% dei laureandi del mio anno in Italia, ho vinto una borsa di dottorato all’ETH di Zurigo, una alla UCL di Londra e una al Max Planck Institute di Berlino – mentre parlo fisso la parete del salotto che ho di fronte, è tappezzata di fotografie di me coi miei genitori: in una sono piccolo, avrò cinque anni, sto montando sulla bicicletta e mio padre mi tiene per la schiena perché devo imparare a guidare senza rotelle, – In pratica mi vuole mezza Europa, ho l’imbarazzo della scelta, quindi non so cosa non riesci a capire della linearità di questo ragionamento! – finisco per gridare.

– Ma come faremo a vederci se vai all’estero? – la voce le trema.

– Come faremo? – ripeto io, ho quasi le lacrime agli occhi, la bocca contratta in una smorfia, e continuo a fissare le enormi mani di mio padre sulla mia schiena minuta, – È semplice: non ci vedremo.

– Non ci vedremo più?

– No, non ci vedremo più. Addio –. E le chiudo il telefono in faccia.

In quel momento getto di nuovo un’occhiata oltre la finestra: il cielo sopra la stazione, che ora è bianco e vuoto, mi fa tornare alla mente una nozione di Ecologia I a proposito del comportamento degli storni, i quali non possono essere considerati né uccelli migratori né uccelli stanziali, perché in autunno tendono a svernare nel sud Italia per poi tornare qui al nord in primavera.

All’improvviso mi viene la nausea e il cuore inizia a scoppiarmi nelle tempie. Chiamo mio padre.

– Papà? – la mia voce vacilla.

– Hai deciso dove andare?

– È proprio per questo che ti ho chiamato…

– Dove ti offrono di più?

– A Londra mi danno una borsa di studio da 19.668 sterline l’anno, alle quali vanno aggiunte altre 1.200 sterline per costi di ricerca addizionali, per un totale di 20.868 l’anno esentasse…

– Borsa di studio?

– Sì, non sono assunto dall’università. Non è male considerato il costo della…

– E in Germania?

– In Germania mi danno 24.952 euro lordi il primo anno, che al netto fanno circa 1.250 euro al mese. Ma se lavoro sodo avrò un aumento…

– Ho letto che in Svizzera la tassazione è buona.

– A Zurigo mi danno 47.040 franchi lordi l’anno, che al netto fanno 39.484 franchi l’anno, equivalenti a 3.290 franchi netti al mese, per 12 mensilità.

– Vai a Zurigo. Dopo il dottorato entrerai agilmente in qualche azienda farmaceutica svizzera e saranno soldi veri. Hai lavorato sodo negli ultimi cinque anni, non sprecare quest’occasione –. E mi chiude il telefono in faccia.

Sono euforico. Vado a Zurigo!

Chiamo Mich.

– Bello mio, ho bisogno di parlarti! – la mia voce suona entusiasta.

– Neon? 

In via Valvassori Peroni, proprio di fronte alla vetrina mal pulita del Neon Pub, sopra all’ingresso della Parrocchia Santo Spirito sta appesa una scritta a led che dice: “Dio benedica il tuo viaggio”.

– Lì fra un’ora.

Alle 16.15 Mich è già seduto al solito tavolo. Lo raggiungo.

– Veniamo subito al punto – gli dico, senza nemmeno salutarlo.

Lui mi sorride, poi mi fa: – Spara.

– Ho letto tutta la letteratura scientifica a riguardo e sono sicuro che questa line of research non sia ancora stata esplorata.

Mich mi fa cenno con una mano di andare avanti.

– Il nostro punto di partenza: il legame affettivo a lungo termine tra partner sessuali è raro nei mammiferi – sono dannatamente eccitato all’idea che uno come Mich, normalista a Pisa, sia il primo a sentire quello che, no doubts, sarà un breakthrough di portata epocale, – E gli esseri umani non sono un’eccezione.

– Young 2009 – fa lui.

– Esatto, ma – non riesco a contenere la mostruosa esaltazione che mi monta dentro, – Esiste una specie di roditori, Microtus ochrogaster, nella quale i partner si legano l’uno all’altro per tutta la vita. Se uno dei due muore, l’altro non si accoppia più con nessuno.

Gli occhi dal punteggio di 1600 allo Scholastic Aptitude Test di Mich si illuminano. Chiede due birre alla cameriera.

– Ora, è noto che mutazioni specifiche nel gene avpr1a, recettore della vasopressina, predicono la probabilità che un roditore maschio o femmina si leghi al proprio partner. Se – arrivano le nostre birre, alzo la mia in aria – Se questo è vero anche negli esseri umani, amico mio – picchio la mia birra contro la sua, ancora immobile sul tavolo, – Siamo a un passo dal risolvere the biology of the fucking love!

– Regolazione on-demand dell’amore per il proprio partner… – sussurra Mich, impugnando la sua birra e portandosela alla bocca, – Se troviamo un farmaco che agisce sul gene AVPR1A umano – Si alza di scatto e grida a una folla inesistente: – Pensi che tuo marito ti tradisca? Sei convinto che tua moglie non ti ami abbastanza? Noi abbiamo la soluzione!

Mentre parla m’immagino un enorme cartellone pubblicitario campeggiante sopra piazza Cavour che ritrae un medico in camice bianco, sorridente, con l’ampio palmo della mano sollevato a mezz’aria, sul quale è adagiata una luminosa pillola bianca e blu. Faremo i soldi.

– Ah, a proposito – fa poi Mich d’un tratto, – Ho incrociato Asia prima, in via Bassini. Era in lacrime, quando m’ha visto ha detto: «Il tuo amico non mi ama più». – Scoppia a ridere. – Dobbiamo metterci a lavorare subito su quest’idea. Quando io sarò a Stanford e…dove hai deciso di andare alla fine?

Penso un attimo ad Asia. – A Zurigo. Sì, mettiamoci al lavoro.


racconto di Simone Redaelli
illustrazione di Rachele Baso