Io non comprendo

La prima cosa a sparire furono i sorrisi dai volti. Una sera che tutta la famiglia era riunita a tavola, cenando e scherzando come al solito, la grande scatola luminosa parlò e tutti gli altri tacquero.
Non so cosa avesse detto la scatola, io non comprendo la loro lingua, ma certo fu qualcosa di sconvolgente.
Dopo un lungo silenzio, il Gigante e l’Abbracciatrice iniziarono a discutere tra loro, evidentemente preoccupati. La Piccola, come me, non capiva; mentre il Gigante parlava, l’Abbracciatrice le copriva le orecchie, come per proteggerla da un suono troppo forte. Eppure lui non aveva gridato, evidentemente ciò che si stavano dicendo poteva ferire la bimba in modo particolare.
Ma non so perché, io non comprendo la lingua degli umani.
Poi a sparire fu proprio il Gigante. Un giorno suonarono alla porta: sulla soglia comparvero due Uomini Verdi che portavano un pezzo di carta. Se ne andarono toccandosi appena i cappelli. Due giorni dopo, tra le lacrime dell’Abbracciatrice, il Gigante partì, una grossa borsa che gli pendeva dalla mano destra. La Piccola tentò di trattenerlo attaccandoglisi alla gamba, ma non poté opporsi ai passi che condussero il Gigante fuori dalla casa. Da allora non si è più visto.
Non so perché partì, né dove fosse diretto. Non comprendo la lingua degli umani, né tantomeno capisco la loro necessità di muoversi. Dal canto mio, io sono immobile: osservo soltanto.
Poi a sparire furono le cose. La prima fu la scatola luminosa, che un giorno l’Abbracciatrice si portò via sottobraccio. Poi fu la volta dei due anelli gialli che le pendevano dalle orecchie: uscì una mattina e rientrò due ore dopo con gli occhi lucidi, senza anelli e con una scorta di cibo. Poco dopo anche il cibo sembrò sparire, o almeno, scompariva e riappariva ad intervalli irregolari, come per il dispetto di un folletto. Quando spariva la Piccola piangeva forte, e l’Abbracciatrice tentava allora di addormentarla, cullandola e intonando una nenia bassa. Piano piano, la Piccola chiudeva gli occhi ed il suo pianto cessava; era allora che iniziava il pianto della madre. Ma se la Piccola strillava, facendo quasi tremare le pareti, l’Abbracciatrice lasciava cadere le proprie lacrime nel silenzio, senza lamenti, scossa talvolta dai singhiozzi.
Ma non so perché piangesse, né perché il cibo apparisse a giorni alterni, né perché gli anelli gialli e la scatola luminosa non esistessero più. Io non capisco la lingua degli uomini, il modo in cui si addobbano e la loro necessità di mangiare. La mia bocca è cucita, non si è mai aperta da quando sono al mondo e non conosco la fame. Quanto agli accessori, non ho che il mio fiocco di bambola in testa e un vestitino blu che mi abbellisce.
Poi, d’improvviso e senza avvisare, un giorno come gli altri, mentre la Piccola e l’Abbracciatrice stavano giocando a rincorrersi attorno al grande rettangolo di legno, a sparire fu la casa. Ma non sparì senza lasciare traccia, come in un trucco di magia. Non sparì portata via sottobraccio come la scatola luminosa. Non riapparve come il cibo faceva a giorni alterni. Si sentì prima un rombo lontano, poi un fischio, e infine uno schianto che fece una grande luce e poi il buio. Persi uno dei miei bottoni nel crollo che seguì, e non riuscivo quindi a vedere bene. Mi sentivo schiacciare, ma io non posso sentire dolore. Dolore lo sentiva la Piccola, che strillava e strillava. L’Abbracciatrice non rispondeva: anche la sua voce, il suo cantare, erano spariti. Poi sparì anche lo strillare della Piccola.
Dopo non so quanto tempo riapparve la luce. Un gruppo di Uomini Rossi spostò i sassi che avevano preso il posto della casa. Trassero la Piccola e l’Abbracciatrice fuori, ma nonostante fossero lì erano come sparite: due grandi drappi bianchi le velavano mentre le trasportavano via. Quanto a me, mi lasciarono lì, senza uno dei miei bottoni.
Non ho capito cosa sia successo. Io non comprendo la lingua degli umani, e neanche la loro follia, che fa sparire tutto in uno schianto.
racconto di Riccardo Colucci
illustrazione di Mattia Messina
editing di Silvia Rodinò

Riccardo Colucci • @ricca_colucci
La scrittura è il modo di creare mondi oltre il mondo. Il mio mondo personale.
Mattia Messina • mattia_messina_art
Sono un graphic designer ed illustratore siracusano, classe 1982, di base a
Catania. Dal 2010 lavoro come freelance e collaboro con vari studi di grafica e stampa siciliani. Con le mie illustrazioni, romantiche e surreali, scherzo con la normale percezione delle cose e del mondo.

